CARAVAGGIO: IL SESSO DEGLI ANGELI di Natalia Di Bartolo

Natalia Di Bartolo

Il clamore che si è sollevato attorno alla figura di questo grande, immenso pittore, autore di capolavori, tramite la trasmissione di uno sceneggiato televisivo di qualche anno addietro, ha fatto nascere, da parte del pubblico, ma soprattutto da parte di certa critica da poltronai videodipendenti ed in cerca di emozioni “diverse”, una discussione sulla sua sessualità più o meno omosessuale, arrivando a lodare il regista dello sceneggiato televisivo (per altro opera ben ambientata, interpretata e diretta) perché, ai fini della resa del carattere del protagonista in seno allo sceneggiato, abbia voluto far perno sull’interpretazione del carattere del personaggio proprio esplorando i suoi gusti sessuali e creando in essi un lodevole equilibrio tra “etero, gay e bisex”. Non solo: si sono chiesti pure i pareri di altri spettatori, se dalla visione abbiano tratto conclusioni diverse ed abbiano rilevato una prevalenza di questo o di quest’altro “gusto” sessuale del Merisi! Ma si è scherzato o si è detto davvero? Il regista avrebbe fatto dei gusti sessuali del pittore il fulcro dell’intero sceneggiato? Assurdo solo a pensarsi…figuriamoci a scriversi!

Chi s’improvvisi Storico dell’Arte, è meglio che si goda lo spettacolo come pretesto per assistere ad una storia avvincente e godere di una bella ambientazione; oppure, meglio, che cambi canale e guardi i Simpson! La Storia dell’Arte è una Scienza; lo sceneggiato televisivo è spettacolo: non si può dare per oro colato ciò che venga mostrato in esso, sia pur questo traendo determinati “passaggi” dalle fonti storiche, poiché ci si ricordi che l’espressione visiva rivolta al grande pubblico viene spesso romanzata ed alterata ai fini di ottenere un gradimento da ogni strato della popolazione che si trovi davanti al video in quel momento.

Ergo, ad avviso di chi scrive, conoscere i gusti sessuali del Merisi (traendoli soprattutto da uno sceneggiato!) è importante, in Arte, quanto conoscere, in Letteratura, chi temperasse le penne a Torquato Tasso. Fondamentale, è, se ci si voglia interessare alla figura storica del grande pittore, rilevare, invece, dalla sua pittura, quegli esperimenti, quelle ricerche, quell’evoluzione alle quali la sua Arte non è sfuggita. Lo poteva, forse? NO! Altrimenti non sarebbe stata Arte, ma “Maniera”, ovvero decorosa espressione di temi richiesti dalla committenza del periodo ed uso di tavolozze che si confacessero, volendo, anche alle tappezzerie dei saloni delle nobildonne o dei Cardinali. “Ma – si potrebbe obiettare – la sessualità del Merisi fa parte della personalità ed anche a questa prerogativa l’Artista non sfugge” : acuta osservazione, che però non autorizza, dopo quattro secoli, ad esplorare la sessualità dell’Uomo coram populo, in una specie di irriverente, morbosa, compiaciuta autopsia! Che tale sessualità resti “privata” !, in un “pudore” che faccia ritrarre vergognoso e ginocchioni il mediocre dal pensiero pettegolo e lascivo, che vada curiosando, e lasci, invece, il posto all’omaggio al Genio Merisi ed alle sue sofferenze.

Si guardi, dunque, eventualmente e solamente, agli influssi della sessualità, in toto, sulla sua Arte di questo o quel periodo, ricordando che nessun Genio è mai stato “normale”, ove per “normale” s’intenda equilibrato, estraneo agli agli eccessi, sereno, pago di quel poco o molto che possiede in termini di averi o di “mestiere”.

L’arte del Caravaggio contiene indubbiamente anche la sua sessualità…ma la si “inglobi”, qualunque essa sia, in tutto un modo di essere: si guardi all’innovazione, al punto di vista inconsueto dal quale egli guardava il mondo; si guardi alle sue luci, ai suoi scorci, alla sua audacia sia pittorica, che tecnica che, soprattutto, espressiva; si guardi alla sua anima ed al suo dolore di vivere e di essere, nella consapevolezza spesso crudele che il Genio ha di se stesso e delle proprie potenzialità, perché il Genio sa benissimo di essere un Genio, non ha bisogno che glielo dicano gli altri: è nato Genio, vive da Genio, muore da Genio. Si pensi a Leonardo da Vinci; a Michelangelo Buonarroti; si pensi a Van Gogh…ed ecco che si corre il rischio che torni ad affiorare il pettegolezzo becero ed irriverente: anch’essi erano in odore di omosessualità.

Ebbene? Anche se così fosse stato, a cosa potrebbe servire sviscerarlo oggi e diffonderne i risultati? Solo ad essere tacciati fare un “gossip” a posteriori, pedissequo e fuori luogo e di non vedere nulla al di là del proprio naso. Non ci siano, dunque, sceneggiati o film o opere teatrali che tengano: chi è vissuto veramente ha sofferto veramente.

Ci si accosti alla sua sessualità, allora, se proprio lo si vuole, con il rispetto che si deve a chi abbia saputo, anche al di là della propria volontà e delle proprie umanissime forze, nel bene e nel male, essere sempre e solo se stesso. Non si dimentichi mai che l’Arte è il dono che più accomuna l’uomo a Dio nella Creazione e che quindi, in fondo, il Genio possiede “il sesso degli Angeli”.

O vogliamo chiedere anche a Dio quali siano i propri gusti sessuali?