NEL CENTOCINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA di Gabriella Maggio

 

 Il dodicesimo articolo del Principi Fondamentali della Costituzione Italiana così recita :” La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”

Oggi 7 gennaio 2011 a Reggio Emilia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dato inizio alle celebrazioni ufficiali del Centocinquantesimo anniversario dell’Unità. A Reggio Emilia , infatti, quando si forma la Repubblica Cispadana nel 1797, si sceglie  il tricolore come simbolo di libertà  dagli Austriaci. Il Presidente  della Repubblica in ricordo di quell’evento fondante  la storia degli Italiani ha donato  copia di questo  primo stendardo ai sindaci delle città capitale: Torino, Firenze e Roma.

Ritornati gli Austriaci nel 1814,  il tricolore  viene del tutto abbandonato, quale simbolo del trascorso regime napoleonico. Riappare  nei moti dell’Emilia e della Romagna nel 1831.

L’interpretazione dei colori di Giosue Carducci: ”  i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all’ Etna,  le nevi delle alpi, l’aprile delle valli, le fiamme dei vulcani, E subito quei colori parlarono alle anime generose e gentili con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta e si augusta: il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l’ anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene nella gioventù de’ poeti; rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi, E subito il popolo cantò alla sua bandiera ch’ ella era la più bella di tutte e che sempre voleva lei e con lei la libertà”. Nel 1848 il tricolore è protagonista della canzone di Cordigliani e Dall’Ongaro :

“E la bandiera dei tre colori
sempre è stata la più bella,
noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà,
noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà,
la libertà, la libertà! “

«La delusione e lo scontento che ben presto seguì il compimento dell’Unità ha finito per riprodursi fino ai giorni nostri – ha sottolineato – . La critica del Risorgimento ha conosciuto significative espressioni, ma quel che è giusto sollecitare è un approccio non sterilmente recriminatorio e sostanzialmente distruttivo, e un approccio che ponga in piena luce il decisivo avanzamento storico che l’unità ha consentito all’Italia, al di là di storture da non tacere».

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