* Aidone e Morgantina (En)

AIDONE




Su un’altura delle pendici orientali dei Monti Erei sorge Aidone il ‘Balcone di Sicilia’ così chiamato per la sua posizione molto elevata che ne fa uno dei posti più belli dell’isola, dove si può respirare un’aria fresca e pura e si può godere di incantevoli panorami che si aprono in ogni direzione: dall’Etna ai Nebrodi, dalla Piana di Catania al Mar Ionio, fino a Siracusa.

Aidone è il posto ideale dove trascorrere le proprie vacanze sia durante l’estate quando sulla costa l’afa rende la vita difficile, sia nel periodo invernale quando il paesaggio si imbianca e i tetti delle case si riempono di neve.

La presenza umana in questi luoghi è antichissima e affonda le sue radici nella preistoria di cui rimangono numerose tracce in grotte, cunicoli e pozzi occultati dall’odierno tessuto urbano.

Aidone fu molto amata dagli Arabi per l’abbondanza d’acqua che la caratterizza ancora oggi, ma soltanto con i Normanni acquisì dignità di un’entità territoriale autonoma divenendo una città lombarda, strategicamente importante e politicamente rilevante. Risale proprio a questo periodo la Chiesa di Santa Maria la Cava o del Pianoche conserva l’originaria struttura dell’abside, mentre la poderosa torre campanaria, la facciata e l’interno hanno subito diversi interventi che hanno stravolto l’antico assetto.

Del periodo Normanno è pure la Chiesa di Sant’Antonio Abate, immersa nella quiete di una campagna verdeggiante, affiancata da un robusto campanile restaurato nel ‘700. L’edificio era stato adibito a moschea dai Saraceni e il portale principale in pietra calcarea giallo-rosata, rivela l’influsso di abili maestranze musulmane. Il periodo di pace e floridità economica vissuto sotto i Normanni finì durante le successive dominazioni SveveAngioineAragonesi in cui la città rimase vittima a più riprese di una serie di assedi, vessazioni, tradimenti e distruzioni che falciarono la popolazione e le sue risorse.

Del periodo Aragonese rimangono dei segni nel ‘Castellaccio’ che si trova nel punto più alto della città. La costruzione edificata su una fortificazione saracena cadde in rovina in seguito al terremoto del 1693 e successivamente venne abbandonato. Sempre in questo periodo nacque il quartiere settentrionale della città, fitto di stradine e cortili, mentre più a sud, il tessuto urbano si andò strutturando più regolarmente tra strade e slarghi ombreggiati da palazzotti e chiese.

Nel 1599 il Barone Lorenzo Gioeni fece restaurare la splendida Chiesa di San Leone, una delle più antiche della città che fu nuovamente restaurata dopo il disastroso terremoto del ‘700. L’esempio venne seguito anche da una serie di ordini monastici che restaurarono, ampliarono o decorarono i loro conventi e le annesse chiese. I Domenicani, nel 1419, restaurarono la Chiesa e il Convento di San Domenico, progettati dall’architetto aidonese Leonardo di Luca su incarico diFrà Vincenzo da Pistoia. Il complesso sorse su una precedente piccola chiesetta che custodiva come reliquia una delle spine della corona della passione di Cristo e successivamente fu dedicata a San Vincenzo Ferreri, santo spagnolo che qui aveva predicato.

Anche i Padri Riformati fondarono il loro convento arricchito da preziosi affreschi e da un chiostro. Annessa al convento c’era anche la Chiesa di Sant’Anna, originariamente dedicata a Santa Rosalia, che conserva un’armadio intarsiato del 1660 e un pregevole crocifisso ligneo, scolpito nel 1635 da Frà Umile da Petralia.

Nel 1693 un terribile terremoto sconvolse tutta la Val di Noto, distruggendo numerosi edifici religiosi che furono in buona parte ricostruiti in seguito. Tra questi c’è la Chiesa di San Lorenzo, subito restaurata e arricchita da preziose opere d’arte trasferite dalla Chiesa di Santa Caterina, completamente distrutta. Dell’originario impianto normanno restano i contrafforti laterali. Della Chiesa di San Michele, che si trova nell’attuale centro storico nella zona del Calvario, rimane invece una torre campanaria, decorata da tre ordini di archi ciechi e dall’immagine dell’arcangelo scolpito su una lastra di pietra. La chiesa era legata ad un convento benedettino che nel 1535 passò ai frati minori francescani e alla fine del ‘600 fu sede del Santo Uffizio.

Nell’800, beneficiando dell’industria solfifera in espansione, Aidone visse una stagione economica ricca che diede il via ad una serie di restauri di chiese come quella di Santa Maria la Cava, impreziosita da splendide decorazioni dorate.

Altre chiese da visitare sono la Chiesa di San Giovanni, risalente al 1229 e appartenente all’ordine dei Templari, il cui portale e campanile sono costruiti con pietra locale bianca e rossa; la Chiesa di Santa Caterina da Siena del 1535, con annesso monastero i cui ruderi sono nell’attuale via Roma. Fuori dal centro abitato, nella zona Scalazza, si trova la Chiesa di San Marco del 1140, con l’annesso ospedale che venne fondata dai cavalieri templari di ritorno dalla Terrasanta.

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MORGANTINA


Uno dei siti archeologici più interessanti dell’entroterra di Sicilia è sicuramente l’antica città greca di Morgantina, nella provincia di Enna.

Le numerose fonti in cui viene menzionata Morgantina sono una riprova della sua importanza. Alle informazioni delle fonti letterarie si aggiungono ovviamente i reperti rinvenuti in seguito agli scavi archeologici effettuati in tutta l’area.

La città si estende su una piccola pianura delimitata da dolci colline. Al centro del pianoro si trova l’Agorà dominata dall’alto dal “colle della Cittadella”, sede dell’Acropoli. Il sito, prima di essere colonizzato dai greci, presentava insediamenti preistorici di età castelluciana e dell’Età del Bronzo. Fu nel IX secolo a.C. che arrivarono i Morgeti (da cui Morgantina prende il nome).

Testimonianze del periodo di colonizzazione da parte di questo popolo si trovano nell’area dell’Acropoli: capanne a pianta quadrata appartenenti ad un villaggio agricolo. Nel IV secolo a.C. i coloni Calcidesi di Catania ingrandiscono il sito. Nel 211 a.C. , durante le guerre puniche, Morgantina si schiera con i Cartaginesi e questo provoca la sua distruzione da parte dei Romani.

Lungo il perimetro dell’area archeologica sono visibili le antiche mura di cinta che, seguendo l’orografia della zona,  hanno un andamento piuttosto frastagliato.

Le mura non presentavano torri, solo alcuni baluardi, e si aprivano in corrispondenza delle quattro porte. Sull’Acropoli, oltre alle succitate capanne morgetiche, si trovano i resti più antichi della città, compresa l’area sacra. L’area sacra comprende dei piccoli templi ed il naiskos arcaico, un grande tempio lungo all’incirca 32 metri risalente al VI secolo a.C. Ai piedi della collina dell’Acropoli si trova il quartiere residenziale.

Qui sono state rinvenute lussuosi esempi di abitazioni con pavimenti a mosaico e pareti affrescate: la Casa del Capitello Dorico, famosa per la sua iscrizione musiva EYEKEY (Stai bene!) sul pavimento in cocciopesto; la Casa di Ganimede, che prende il nome dal mosaico rinvenuto al suo interno raffigurante il ratto di Ganimede; altre abitazioni degne di nota sono la Casa dei capitelli tuscanici e la Casa del Magistrato, entrambe con decorazioni musive e parietali.

La zona più interessante di Morgantina è certamente l’Agorà, disposta su due livelli (quello inferiore riservato ai riti sacri, quello superiore per fini commerciali e pubblici) collegati da una grande scalinata. Quest’ultima è molto particolare perchè consta di tre lati che formano così in basso uno spazio probabilmente usato per le riunioni cittadine, come Ekklesiasterion, o per momenti di culto vista la vicinanza con il Santuario delle Divinità Ctonie, Demetra e Kore. Contemporaneo alla scalinata è senza dubbio il Teatro Greco.

La sua cavea semicircolare consta di 15 gradini ed è suddivisa in sei settori; è probabile che le scalinate in pietra continuavano con delle strutture in legno per aumentare la capienza del teatro (5000 posti circa). IlSantuario delle Divinità Ctonie ha una pianta trapezoidale ed è all’interno di questo edificio che sono stati rinvenuti dei busti votivi policromi che raffigurano Demetra. Accanto al teatro greco, più a est, si trova il granaio pubblico; risalente al III sec. a.C. ha una pianta rettangolare. I resti di due fornaci all’interno dell’edificio sono la prova dell’esistenza in città di fabbriche di vasi in ceramica.

La terrazza superiore dell’Agorà è delimitata da tre portici monumentali con colonne (stoà);  uno con funzione di ginnasio, uno adibito a fini commerciali, l’altro per riunioni pubbliche. Al centro di questa terrazza dell’Agorà si trova il Macellum, del II secolo a.C. ; l’edificio ha pianta quadrata ed è l’esempio più antico di macellum a noi pervenuto. I reperti archeologici rinvenuti nell’area archeologica di Morgantina sono conservati nel piccolo ma interessantissimo Museo Archeologico nella vicina Aidone. I reperti custoditi vanno dall’età del Ferro al I secolo a.C.

VISITA
Gli scavi si estendono in una piccola vallata e sulle due colline che la racchiudono. Si delineano l’agora, un piccolo teatro e, sulla collina a nord, alcuni mosaici al riparo sotto tettoie.

COME SI RAGGIUNGE
Giungendo dall’ autostrada Palermo-Catania, dallo svincolo di Mulinello, si va in direzione Piazza Armerina. Uscendo dallo svincolo della superstrada Enna-Gela, prima di arrivare a Piazza Armerina si imbocca la S.S. 288 circondata da parchi naturali di pini ed eucalipti. A 6 Km appare Aidone. Il viale di ingresso culmina nella CHIESA DI S. MARIA LA CAVA, meta di migliaia di pellegrini che da ogni parte della Sicilia vengono a venerarvi il simulacro miracoloso di S.FILIPPO APOSTOLO.

Da

http://www.aidone-morgantina.it/archeologia/morgantina.html


LA GASTRONOMIA IN PROVINCIA DI ENNA

Tra i piatti tipici ricordiamo la pasta con la coratella, la zuppa di uovo nell’acqua di Pietraperzia, la “Pasta di San Giuseppe”, i carciofi alla villanella, e le “Guastedde ennesi”.

Guastedde ennesi

Preparazione:

Le guastedde ennesi si preparano con la stessa pasta per le pizze. Una volta lievitata la pasta, disponetela entro due teglie unte di olio, spianandola grossolanamente con le mani e conditela.

Per il condimento:

Ingredienti :
Pomodoro maturo gr. 500, pancetta salata gr. 100, sale, pepe.
Preparazione:
Spellate il pomodoro, togliete i semi e tagliatelo a pezzetti. Posatelo sulle guastedde insieme a pezzi di pancetta, un pizzico di sale, molto pepe. Passate a forno caldo.

lngredienti:
Carciofi 4, acciughe sott’olio 4, ricotta salata grattugiata gr. 100, olio, sale, pepe. Preparazione:
Tagliate i carciofi a fettine molto sottili e disponeteli sulle guastedde insieme alle acciughe a pezzetti. Condite con olio, sale, pepe, e abbondante ricotta grattugiata. Passate a forno caldo.


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