* Erice e San Vito Lo Capo

ERICE

“Sulla vetta più alta inciela una medievale borgata irta di torri. È il piccolo borgo di Erice, dominato una volta dal più famoso tempio della dea più famosa…Venere,… con la sua cinta fortificata, con le sue strade accuratamente selciate.” (Roger Peyrefitte su Erice nel 1952.)


Erice
(Èrici o U Munti in siciliano) è un comune di circa 30 mila abitanti della provincia di Trapani, sull’omonimo Monte. La cittadina è posta sulla vetta di un monte isolato, all’estremità nord occidentale della Sicilia, e dista 15 km da Trapani.


A 750 m. sul livello del mare, Erice si trova in una splendida posizione panoramica e nelle giornate limpide è possibile individuare l’Etna all’orizzonte: la città si è affermata ormai come una delle principali mete turistiche siciliane.


Erice era anche il nome di un personaggio mitologico ucciso da Ercole. Il
Tempio di Venere, il più famoso della Sicilia, è riapparso negli scavi del cortile del Castello, sorto secoli dopo. Queste antiche memorie vengono riproposte percorrendo le viuzze della cittadina fondata dagli Elimi e distrutta dai Cartaginesi nel 260 a.C.


La città, poco abitata in epoca romana, diventa normanna quando Ruggero vi costruisce un Castello; fino al 1934 si chiamerà Monte S. Giuliano. Oggi ha un aspetto medievale, con vie tortuose e strette, aperte davanti a chiese e in piazzette rese suggestive dai palazzi e dalla pavimentazione a riquadri.
Erice è una città Museo.  L’impianto urbano ha perfetta forma triangolare ed è delimitato sul lato occidentale da mura ciclopiche, interrotte da torrioni e da tre porte normanne: porta Spada, porta del Carmine e porta Trapani A sud-est dell’abitato si trova il bellissimo giardino del Balio, all’interno del quale svetta il castello Pepoli, costruito in età normanna e largamente modificato nel XIX sec. per essere trasformato in villa.

Risale invece al XII sec. il castello di Venere: una tipica fortezza medievale costruita nell’area ove un tempo doveva sorgere l’antico santuario di Venere Ericina.


Erice accoglie più di sessanta chiese, alcune delle quali documenti architettonici di grande pregio e preziosa testimonianza storica: tra queste la chiesa di San Martino, di San Cataldo, di San Giuliano, di San Giovanni Battista.


La chiesa di San Giuliano fu costruita dai normanni intorno all’anno Mille e pesantemente trasformata nel secoloXVII; interessante per la sua facciata di pietra rosa è adibita oggi ad aula conferenze e centro culturale.


La fabbrica di San Giovanni Battista è riconoscibile dalla sua cupola bianca che svetta isolata all’estremità orientale della città; di origine medievale, fu ricostruita nel ‘600 e conserva intatto il portale gotico d’ingresso.


Tra le chiese primeggia la Matrice, dedicata all’Assunta ed eretta nei primi anni del XIV sec. cui si aggiunse successivamente il protiro gotico davanti allo straordinario portale ogivale.


L’interno è stato abbondantemente rimaneggiato e conserva una Madonna col Bambino in marmo, opera di Domenico Gagini (XV sec.), ed una ancona marmorea cinquecentesca.
Trecentesco è anche il massiccio campanile isolato della chiesa, merlato ed ornato di bifore e monofore, di chiara ispirazione chiaramontana.


Il cuore della città è rappresentato dalla piazza Umberto I°, sulla quale si affaccia il Municipio, che ospita il Museo Cordici.


Nell’atrio del museo si trova l’Annunciazione di Antonello Gagini; all’interno collezioni di monete e opere pittoriche e reperti preistorici, punici e greci, provenienti dalla necropoli ericina. Tra questi la splendida testina di Afrodite (V sec. a.C.).  Da segnalare la Chiesa Madre dell’Assunta su cui si leggono le stratificazioni della sua storia e si conserva una statua attribuita al Laurana. Nel Museo Civico, in Municipio, è raccolto materiale archeologico che testimonia la storia della città. Vicino alla pineta che copre le pendici del monte su cui sorge Erice, si trova il centro di
Cultura Scientifica Ettore Majorana istituito per iniziativa del professor Antonino Zichichi, che richiama gli studiosi più qualificati del mondo per la trattazione scientifica di problemi che interessano diversi settori: dalla medicina al diritto, dalla storia all’astronomia, dalla filologia alla chimica. Per questo le viene dato anche l’appellativo “città della scienza”. Aggiratevi tra i vicoli acciottolati e silenziosi e i cortili delle case colmi di piante e fiori.


Godetevi il silenzio rarefatto delle chiese e dei conventi.


Il centro cittadino conserva intatto il fascino di antico bordo fortificato, animato da botteghe di artigianato tipico: ceramiche finemente decorate, tappeti variopinti tessuti a mano.


Non perdetevi la raffinata pasticceria ericina, nata tra le mura dei conventi.
Noi vi consigliamo di fare un salto all’Antica Pasticceria del Convento, in via Guarnotti, una delle più celebri pasticcerie siciliane, dove si gustano i tipici dolcetti di pasta di mandorla ripieni di cedro candito.


 

 

SAN VITO LO CAPO

Sulla costa nord occidentale della Sicilia, distesa e racchiusa nella baia compresa tra le riserve naturali dello Zingaro ad Ovest e di Monte Cofano ad Est, sorge San Vito Lo Capo, città del Cous Cous, piatto della pace e simbolo di integrazione tra popoli e culture differenti.Gioiello splendente e vanto di una Provincia, quella di Trapani, tutta da scoprire, San Vito Lo Capo è un antico borgo marinaro che conserva intatta la forte impronta araba.


In questo luogo, luce, profumi e sapori si fondono dando vita ad un paesaggio dai colori tipicamente mediterranei e dai fondali suggestivi: basse case bianche rivestite di buganvillea, una spiaggia dalla sabbia bianchissima che si affaccia su un mare turchese custode di tesori antichi, in un ideale abbraccio, lungo un chilometro, verso il Mediterraneo.

La strada che da Custonaci si inerpica sul capo, offre belle viste sul Golfo del Cofano. Prima di raggiungere San Vito si vede sulla sinistra una delle torri di avvistamento cinquecentesche così frequenti in questa zona e si costeggia la graziosa cappella di S. Crescenzia (XVI sec.), dalla tipica forma a cuba. Superato San Vito si scorge, sulla sinistra, la vecchia Tonnara del Secco, oggi in disuso, e si raggiunge la solitaria Torre dell’Impiso (non visibile all’andata, ma solo al ritorno) anch’essa di avvistamento. Alla fine della strada si estende la bella Riserva dello Zingaro.

Il Monte Cofano – Riserva naturale, quest’impressionante pizzo calcareo ed il golfo che lo corona offrono un bellissimo spettacolo di scoscese pareti rossastre che si specchiano in un’acqua cristallina. Imboccare la strada che fiancheggia il monte sulla destra, prima di Custonaci. Lungo il fianco roccioso sono state aperte alcune cave di estrazione del marmo Perlato di Sicilia il cui candore contrasta con il colore brunito della roccia grezza. In prossimità delle cave si trova la Grotta Mangiapane (in località Scurati) che ospita al suo interno un piccolo agglomerato rurale completo di cappella e di strada acciottolata.

Colore e suggestioni, tra i mandorli e gli ulivi di Castelluzzo, i tramonti di Makari, le sorgenti e le grotte, i bagli e le torri; ma soprattutto il profumo di una terra ricca e generosa, che anche a tavola riesce ad essere straordinaria.  Tra “busiate”, pane “cunzatu” e Cous Cous, la cucina sanvitese, è espressione di un popolo di gente semplice e vera.


La gastronomia: I piatti tipici in provincia di Trapani

Primo fra tutti il couscous (minuscole pallottoline di semola “ncucciàta” a mano, cotte a vapore nella speciale pentola di terracotta smaltata, bucherellata come uno scolapasta, condita qui da noi da un ricco brodo di pesce selezionatamente misto).

E poi i frascàtuli (palline di maggiore spessore di semola impastata con tuorlo d’uovo che si accompagnano al brodo di pesce o a zuppe di broccoli e verdure).

Gli gnocchìtti“, semini finissimi di semola confezionati a mano votati all’uso con brodo di carne.

Gli gnòcculi cavàtia quattro dita.

I busiàti, maccheroni attorcigliati con il buso, che altro non è che il fusto della ddìsa, graminacea spontanea e tenace che i colti chiamano ampelodesma.

“Busiati”
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